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ARTE E DIPENDENZA: RED HOT CHILI PEPPERS

ARTE, DIPENDENZE E DINTORNI. "Hillel ed io suonavamo la chitarra e il basso niente male. Lui diventò famoso, io mastro carpentiere, ma rimanemmo sempre amici.  Quando è morto di overdose ho pensato che forse sarebbe dovuto toccare a me, che forse era più importante scrivere canzoni che costruire case. Non lo so. Comunque da ragazzi andavamo dietro il sole a dipingere, e suonavamo fino a notte fonda, solo per le nostre orecchie. C'era un tempo in cui smettemmo di farci d'eroina. Fu quando scoprimmo che bere Jägermeister ci dava sensazioni vicine a quelle di uno sballo di eroina. Una volta ne bevemmo 4 o 5 bottiglie ciascuno, e il portiere del Tucson Coyote ci portò di filato all'ospedale. Il medico -che già ci conosceva- ci visitò e ci disse: 'RAGAZZI, A STO PUNTO VE LO DICO, MEGLIO L'EROINA!'. E riprendemmo". (M. Thompson Nati, A. Battantier, I need around you/Ho bisogno che tu ci sia,  2015, Around Red Hot Chili Peppers).