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Quegli occhi tristi sono anche i nostri

"Ho sempre trovato paradossale il disinteresse di molti nei confronti dei soprusi, sopraffazioni ed ingiustizie presenti nel mondo. Si dimentica facilmente quando anche gli italiani erano oppressi e trattati con disprezzo ed arrancavano per trovare, all'estero, un loro posto nel mondo. Il dolore e la tristezza nei cuori di tanti nostri migranti che hanno abbandonato terre amate e che non hanno mai dimenticato. Dovremmo ricordarci più spesso che profughi lo siamo stati anche noi, o che potremmo tornare ad essere tali. Il destino di un popolo può mutare nel tempo, ed è importante serbare la memoria degli avi fuggiaschi, disperati, vesseggiati e sfruttati. Che cos'è la fratellanza? Forse è amare, forse perdonare, ma soprattutto comprendere che il destino degli uomini è comune in questo piccolo, microscopico granello di universo. Guardiamoci allo specchio, quegli occhi tristi sono anche i nostri". (M. Thompson Nati, I Paradossi dell'Io, 1995).


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CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in...

Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio

(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti) Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti. Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc. Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e ...

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