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I PORCITICI

I PORCITICI. "Sono un ragazzino ma di questo paese ho capito che mio padre per mandarmi a scuola calcio deve rinunciare a rifarsi i denti, mentre i porcitici (in famiglia li chiamiamo così) hanno tutte le garanzie mediche per tutto, dalla dentiera ai calli dei piedi. E mica solo loro, anche quelli ex, e i loro parenti. Hanno tutto rimborsato. Si chiamano privilegi, lo abbiamo studiato a scuola ai tempi della rivoluzione francese: i ricchi avevano tutti, il popolo moriva di fame. Non è cambiato molto, pare. Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. Abbiamo letto in classe che il governo ha tagliato tanti miliardi al servizio sanitario ma i politici non si sono tagliati niente (anche se una cosetta da tagliare ce l'avrei in mente ma non si può scrivere in un tema). Ogni povero ha un caso in famiglia, tipo mio zio col cancro che doveva aspettare 6 mesi per degli esami all'ospedale pubblico e, casualmente, con 600 euro ha fatto tutto dopo una settimana. C'è del marcio in Italia, e 3 sono le possibilità: o si scappa all'estero come mio fratello cameriere, o si fa la rivoluzione, o si resta tanti pecoroni a lamentarsi mentre i lupi ci mangiano partendo dalle chiappe. Scusatemi, scusatemi tanto per il linguaggio, ma è brutto quando in famiglia devi scegliere tra la scuola calcio e i denti del padre". (Memorie di un adolescente, A. Battantier, 2015).



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LEGGEREZZA. "Lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale. Sabbie mobili cercano di risucchiarti nella paura. Cammina nella leggerezza, tesoro mio".

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Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore: capitò nel paese degli uomini a motore. Al posto del cuore avevano un motorino che si spegne la sera e si accende il mattino. Al posto dei piedi avevano rotelle, le cinghie di trasmissione erano bretelle. Al posto del naso una trombetta, per chiedere la strada e correre più in fretta. Correvano tutto il giorno senza mai fermarsi: non avevano neanche il tempo di salutarsi.  Non scambiando mai parole né saluti, pian piano i poveretti diventarono muti. Facevano appena appena “brum brum” e “perepè”. E Giovannino disse: “Questo posto non fa per me”. (Gianni Rodari) *** È una storia su un paese strano, dove gli uomini hanno motori al posto del cuore e rotelle al posto dei piedi. Vivono correndo tutto il giorno senza mai fermarsi, senza nemmeno il tempo di salutarsi o parlare. Mi ha fatto pensare a quanto la nostra vita somiglia a quella degli uomini a motore. Viviamo in una società che corre sempre, che ci spinge a muoverci velocemente, a...

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in...