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Visualizzazione dei post da marzo, 2026

IL SUONO DELL’APPLAUSO DI UNA SOLA MANO

Cercavo il suono dell’applauso di una sola mano. Lo cercavo da quel pomeriggio, da quando avevo chiuso la porta della stanza e mi ero seduta, con una certa goffaggine, su un cuscino. La consegna del maestro era stata semplice: ascolta. Ma per me, che ho un braccio solo, ascoltare è sempre stata una cosa semplice. I guai cominciano quando si tratta di fare. Tipo allacciarsi le scarpe. O aprire un barattolo. O, per l’appunto, applaudire. Il maestro, con la sua tunica color zafferano e quell’aria perennemente seccata, doveva aver visto qualcosa di patetico nel mio tentativo di battere le mani l’anno prima, a una sua conferenza. Avevo fatto un rumorino sordo, come un colpo di tosse soffocato. “Tu,” mi aveva detto poi, “devi trovare il suono di una mano sola. È il tuo koan.” All’inizio, il silenzio non era silenzio. Era un pandemonio. Il brontolio del mio stomaco. Il ticchettio dell’orologio di mio padre sul comodino. Il rombo di una moto, probabilmente la stessa che passava ogni pomeriggio...