Tu non ti fidi di me.
Lo vedo dal modo
in cui scagli le parole,
dai comportamenti spietati,
senza spiegazioni.
Ma non sarà mai
quanto io non mi fido di te
(lo so, pensi lo stesso).
La mia sfiducia è nuova,
senza cicatrice ancora.
È un pozzo che ho ereditato
senza saperlo
(se solo avessi saputo).
È un muro che ho costruito
con le tue stesse pietre.
La tua sfiducia è antica,
pieno di crepe è il pozzo arido
(quando sapesti).
E il muro crollò
con le mie stesse pietre.
Così stiamo.
Due sentinelle
che si guardano
dalla parte sbagliata
della stessa porta.
Ogni gesto è un negoziato.
Ogni silenzio, un’arma.
Ogni “come stai”,
un campo minato.
L’eroismo è solo un’altra trappola:
“Guarda, mi fido”,
e intanto si conta
quanto l’altro esiti.
Forse l’equilibrio
sta nel movimento.
Andando via da soli
si impara la pace.
Insieme,
si ha la possibilità
di non scappare
quando la pace trema.
Chi dei due smetterà per primo
i panni della diffidenza
che indossa per paura?
C’è un istante
in cui si decide
di non avere più ragione
e, per un soffio,
lo specchio si fa vuoto.
E il vuoto
lascia passare.
(A. Battantier, 2010)
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