Il terapeuta mi ha congedato con una frase: «Viva il presente, colga l'attimo». Esco, torno a casa, sul tavolo, c'è una fotografia. Mio padre. Non sorride; forse non era il suo mestiere. Ha una cravatta che odiava. Pavese scrive: «Si chiama nostalgia e ci ricorda che, per fortuna, siamo anche fragili». La nostalgia è il presente che si accorge di avere una qualche crepa ed io mi accorgo che, in alcuni casi, non voglio vivere l'attimo ma lo voglio sfogliare. Lo voglio, non sottilizziamo, mi preme così dalle viscere. Il terapeuta aveva ragione, ma a metà. Il presente ha bisogno di memoria e di perdita. Altrimenti è una sala d'attesa. In quella foto mio padre è giovane. Oggi ho l'età che lui aveva allora. Ci somigliamo come due errori di stampa. Mi manca. So che quella fotografia mi manca, cioè mi manca la possibilità di chiedergli: anche tu avevi paura? Anche tu hai amato senza capire? Lavo i piatti a mano meticolosamente, come mio padre (mamma e mia moglie usano...
Uno spazio per storie da raccontare alla Persona che è in noi. Buona pace, Andrea Battantier. Psicologo, Fondatore e Master Trainer MIP (Modello Ideale di Persona), anche Skype. Sceneggiatore (Terapia con la scrittura). RIPRODUZIONE VIETATA ©