Qual è il momento in cui hai dimenticato cosa si provava ad amare qualcuno che hai amato molto? Il pane ammuffisce, l'acqua bolle, ribolle e si fredda, un matrimonio diventa abitudine, una madre diventa fotografia, un padre riprende la fisarmonica.
Le cose cambiano. L'amore si distrae ma noi continuiamo a chiamarlo amore, perché non abbiamo un nome migliore, a-mo-re suona bene.
L’amore ci pervade, ci possiede, poi ci lascia, poi torna sotto forma di tenerezza o rimpianto. Amare è accettare che l'altro cambi, e cambiare noi.
È un lavoro lento, un'erosione, una ferita che non sanguina più. Resta la prova che abbiamo amato, anche male, anche poco, anche senza saperlo.
Per fortuna non siamo sempre uguali a noi stessi. Altrimenti ameremmo una volta sola e poi basta.
Invece cambiamo, dimentichiamo, ricordiamo. In questo traffico confuso tra perdita e stupore, si porta tenerezza (o rimpianto) a ciò che passa. Anche quando non sappiamo più come si chiamava.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 10/26. Art by Stephen Stadif)
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