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IL MOSTRO IN SALOTTO: LA GENERAZIONE RESET PRESENTA IL CONTO

Ti fissano con occhi storditi, pollice che scorre su uno schermo che vale come niente mille o duemila euro. Hanno smesso di parlare, emettono grugniti e monosillabi, come se il vocabolario fosse un'app a pagamento che si rifiutano di scaricare.

Guai a staccargli la spina. Letteralmente. Perché il giorno in cui gli togli il caricabatterie, il caro pargolo che hai cresciuto a suon di "tutto per lui" si trasforma in uno psicopatico da film di serie B.

Sono risucchiati dal digitale. O meglio, siamo stati noi a parcheggiarli davanti a un tablet all'età di due anni per poter guardare una serie in santa pace. E adesso piangiamo perché il mostro ci morde la mano.

La società ha creato dei piccoli imperatori analfabeti emotivi, convinti che la realtà sia un videogioco con il tasto "reset". Se la maestra gli dà un brutto voto, è colpa della maestra. Se il padre alza la voce, è violenza domestica. Ma se loro sfasciano una porta a calci perché la connessione lagga, è solo un "disagio adolescenziale".

Non sanno gestire la noia, la frustrazione, il silenzio. Sono cresciuti in un brodo primordiale di notifiche, convinti che la vita sia una diretta TikTok da montare col filtro giusto. E noi, genitori modello, siamo lì a filmare la loro follia per i "like", invece di mollargli un ceffone educativo, di quelli che una volta ti raddrizzavano la spina dorsale e ti facevano capire chi comanda.

E questo è il risultato: una generazione di piccoli tiranni con il pollice ipertrofico e il cervello atrofizzato.

Li guardiamo come fenomeni da baraccone, ma sono il nostro specchio. Gli abbiamo insegnato che il valore di una persona si misura in follower, che l'apparenza è tutto, che la sofferenza è un contenuto da condividere.

E ora che il giocattolo si è rotto, ora che il bambino viziato tira i capelli alla madre perché ha osato spegnere la PlayStation, scopriamo il vaso di Pandora. Ma il vaso l'abbiamo aperto noi, un ciuccio digitale alla volta. Godetevi il mostro, cari adulti: è la vostra opera d'arte.


(A. Battantier, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 8/26)


#memoriedounadolescente
#miplab

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