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MALSANA IRONIA DI UN BACIO RIDENS

"Ricordo il mio peggior ragazzo, per quanto riguarda le battute. Ci incontrammo al parco e mi gelò il sangue quando disse, accovacciato gagliardo sul suo t max modificato: "Per sentimento  io non intendo amore ardente, ma nemmeno scotto. Affetto, ma non affettato. Capisci tesorì?". Io stavo per vomitare, ma volli andare per l'ultima volta contro il mio istinto, che ha sempre rifuggito gli uomini senza humour. Ci baciammo quel pomeriggio, poi, furono tristi, noiosissimi, mesi di merda. Un uomo triste, la cosa paradossale erano i suoi baci (sempre sul suo cazzo di t max). Solo una volta azzardai ad aprire un occhio mentre mi baciava: Egli nel bacio ghignava i denti come una paresi. Ma ti pare che potevo stare con un ragazzo che non faceva ridere ma rideva solo quando baciava? Ps: Secondo me rideva a scoppio ritardato alle sue battute". (Memorie di un amore, 2008, A. Battantier). 

La volontà del cuore

«Mai più!» diceva imperiosa la sua volontà. «Domani, ancora!» supplicava il cuore singhiozzante. (Hermann Hesse, “Narciso e Boccadoro”). "Impariamo a sognare. Sì certo, ma nel frattempo mi fido dei fatti". (M. Thompson Nati, San Tommaso crede ancora all'amore, 1993). "L'amore è una follia che trova la sua ragion d'essere nella follia di un'altra persona. Ma quando la follia è a senso unico, quel che resta è solo la follia". (M. Thompson Nati, Amori al bar, 2005).

POSSIAMO ESSERE AMICI DEI NUMERI?

POSSIAMO ESSERE AMICI DEI NUMERI? "A me la matematica non  piace perché non la capisco. Punto. È difficile. Quando me la spiegano mi si fa una nebbia dentro. I grandi si arrabbiano, ma non è colpa mia. La matematica dovrebbe essere un gioco, come ho visto in un museo l'altro giorno. Giocavamo tutto  il tempo con un signore paziente che non si arrabbiava, e abbiamo imparato tante cose. Mi sentivo amico dei numeri, c'erano degli spazi dove capivi un po' alla volta. Dovete sapere che a me, quando non capisco qualcosa e gli altri si arrabbiano, mi si fermano le rotelle nel cervello. Invece, se mi prendi per mano, e si riparte da indietro, io riparto meglio ancora, con la rincorsa. Secondo me bisogna fare, giocare, capire, ancora fare e giocare e sarai amico dei numeri. Perché i numeri non sono una minaccia, ma amici che vivono con noi nella vita di tutti i giorni". (Memorie di un bambino, A. Battantier, 2007, contributo di Vittorino Acacia 8 anni e 1/2 ;) ).

CHI CERCA TROVA, SÌ MA DOPO.

CHI CERCA TROVA, SÌ MA DOPO. "Cercavo sempre emozioni nuove. Vivere a mille, con il pepe al culo e nel cervello. Ci ho messo 20 anni per capire che più cerco e meno trovo quel che cerco. Adesso è così, l'importante è non accettare il cellophane intorno al cuore. Intanto, si può togliere il cellophane tornando al mare, sola, a fare una passeggiata. La passeggiata è reale, la sabbia, il mare è reale, esistono, esisto io, la vita nuova possibile che ricomincia a battere. E non perché glielo chiedo io. Perché, ritrovando me stessa, cerco quello che trovo, trovando quel che non pensavo di poter cercare: la serenità. Siamo lenti ad accettare i cambiamenti, eppure, meglio tardi che mai!". (SGAB 2015).

Riesco a sentire la mia paura

Riesco a sentire la mia paura. "Oggi non so se sono meno paranoico, ma riesco a sentire la mia paura ed il mio dolore che riesco meglio a padroneggiare. Io sono lo stesso di prima. Solo che adesso esiste uno sfogo. Non resta tutto dentro me: va in giro ed io posso muovermi più leggero" (J. Lennon)

LA CORAZZA DELL'ANSIA

LA CORAZZA DELL'ANSIA. Anche io una volta sono stato male. Avevo la corazza, la corazza dell'ansia. Pensavo che bastasse parlare con amici fidati, ma poi ero arrivato a parlare con sconosciuti incontrati per strada, alla fermata della metro. Ho capito tardi (ma non troppo tardi) che è meglio parlare liberamente con uno sconosciuto, ma che questo sconosciuto sia il tuo psicologo. Non sto facendo sviolinate, infatti con il mio psicologo io ci litigo, lo odio e lo maledico, poi dopo, capisci l'utilità dell'odio...e dell'amore. L'autostima era il mio problema, la superficie. Scava scava chi ti carica di stima nei primi anni di vita? Il padre e la madre. Ecco il problema. Sentirsi capito, compreso, creduto, a me è successo esattamente il contrario e di questo mi sentivo pure in colpa. Resta il fatto che all'inizio pensavo "non c'è niente da fare". Mi ero rassegnato a rimanere sempre in perenne ansia da vita, anzi, ansia da viltà, scusate il gioco d...

L'ORA È NELL'OCCHIO DEI GATTI

L'ORA È NELL'OCCHIO DEI GATTI. "Un giorno un ragazzo elegante camminava frettoloso per le vie di un mercato e, accorgendosi di aver perso l'orologio, chiese, ad un'anziana filatrice di lana, che ora fosse. L'anziana, placida rispose: "Attendete, tra poco passa il mio gatto!". Il ragazzo, sorpreso e, quasi infastidito, stava per andarsene sbuffando quando, da un vicoletto buio, sbucò un grosso gatto bianco e nero che saltò dritto dritto sulle gambe della sua umana, accoccolandosi nella gonna. L'anziana, teneramente, gli prese il musetto e fissò negli occhi il suo gatto. Poi, disse al ragazzo: "È quasi mezzogiorno". Ed era vero. Perché nei gatti si legge l'ora del mondo, di giorno o di notte, un'ora che non si misura, immobile e veloce, è l'ora dell'eternità". (Memorie di una fiaba, 2007, Andrea Battantier, leggendo Ch. Baudelaire, Le Spleen de Paris, Petits poèmes en prose, 1864).