Capita, alle volte, che ti fermi e nel silenzio arriva un pensiero che ti dice: “Contava tutto così tanto. E noi che non lo sapevamo.”
Il tempo è un tipo buffo. Lui corre, e noi dietro. E mentre corriamo, ci perdiamo il pranzo con i genitori, la storia della buonanotte ai bambini, la chiacchiera sul divano con chi ami.
Perché siamo lì a pensare: “Devo fare perfetto”.
Perfetto il lavoro, perfetta la casa. Ma la perfezione è una stanza vuota. Non ha odori, non ha voci, non ha le tazze macchiate di caffè. L’amore, per dire, è pieno di imperfezioni. E sta lì, in quelle cose.
Poi un giorno ti giri e vedi che i capelli di tuo padre sono bianchi, che tuo figlio ti arriva alla spalla, e ti dici: “Ma com’è volato?”.
Viene da piangere. Ma viene anche da ridere, un riso che sa di tenerezza, perché capisci che qualcosa puoi ancora fare. Non è finita.
Il presente è un biglietto che ti danno ogni mattina. Puoi lasciarlo cadere, o puoi leggerci sopra tutto quello che c’è scritto.
Le rughe sulla faccia di chi hai vicino, la luce che entra dalla finestra, anche la noia di un pomeriggio di pioggia.
A volte pensiamo: “Stavo meglio quando credevo di stare peggio”.
Perché quando pensi di stare male, almeno sei lì, dentro la tua vita. Non sei distratto. Soffri, ma vivi. Il problema è quando corri così veloce che non senti più né il dolore, né la gioia. Allora sì che perdi tutto.
Cosa serve allora? Serve presenza. Esserci. Esserci quando giochi con tuo figlio, e non col telefono. Esserci quando tua madre racconta la solita storia, e ascoltarla come fosse la prima volta. Esserci per te stesso, senza giudicarti di continuo. Spegnere il motore frenetico della testa e lasciare che il cuore respiri a tempo con le cose importanti.
Io credo di aver vissuto. Con fatica, con allegria, a volte inciampando. Ma non mi basta. Vorrei rivivere tutto, ma non per cambiarlo. Per assaporarlo di più. Per stare di più nella spensieratezza, nelle prime fasi dell’amore, nelle risate a tavola.
Ma il passato è passato. Meglio vivere il futuro partendo dal presente. Partendo da adesso. Da questo respiro.
Il tempo corre, è vero. Ma non dobbiamo correre con lui. Dobbiamo prenderlo per mano, farlo sedere, e dirgli: “Aspetta. Adesso guardo. Adesso sento. Adesso sono qui.”
Perché alla fine, la vita non è la corsa verso qualcosa. È il modo in cui cammini. E se cammini guardando negli occhi le persone che ami, anche se solo per un attimo, allora hai già vinto. Tutto quello che conta.
(A. Battantier, Memorie di un amore, 1/26)
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