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LA BUSTA DELL'INVISIBILITÀ

Provammo quel dolore, quando capisci che neanche i grandi possono proteggerti. 

E vorresti far qualcosa ma sei solo un bimbo. 

Che potrebbe fare poi un bambino quando pure il padre tuo piange di sangue con la dignità nascosta? 
Loro ci picchiavano con dei bastoni, manganelli, acqua forte e canne di fucili. 

Pioveva e bisognava stare fermi, solo alle volte muoversi pian piano, per guadagnare qualche micro spazio, come un assurdo gioco stella. 

C'era da implorare con quegli occhi stretti, oppure, mettersi a guardare in terra, fissando meccanicamente il fango eroso via dall'acqua, come noi dal nostro mondo. 

Un tempo io pensavo: 
se un bimbo piange porterà a pietà. 

Quante volte avevo buggerato mamma, e quante volte salvai il sedere dalle scarpe di mio nonno. 
Qui compresi l'inutile del pianto. 
Anzi, avrebbe alimentato l'odio. Occorreva il dono dell'invisibilità, impercettibilmente muoversi tra le ombre dei bastoni. 

Quell'uomo ci gridava ordini e si avvicinava, entrava dentro al gruppo disperdendoci, spostandoci, gridandoci dentro al cervello. 

Oh se fossi stato grande come babbo, io lo avrei ammazzato con le mani nude, io lo avrei ridotto in terra come serpe lacerata dalle aquile, io sarei riuscito a calpestarlo pezzo a pezzo, fino a perderlo nel campo, disperderlo tra zolle e polveri nel vento. 

E intanto il padre mio piangeva. 
Pioveva, e a me, mi diede forza solo quella busta in testa. 

Me la schiacciai sul viso, fino a farla scendere. 

Io mi coprii per non guardar mio padre che non mi guardava per paura ch'io poi lo guardassi.


(Memorie di un bambino, A. Battantier, 2016)



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