Tra poco compio 56 anni. Sul tavolo c’è un barattolo di olive. Le conto: sette. Poi guardo la data sul calendario, e le dita fanno il conto alla rovescia senza che nessuno le abbia chiamate.
Gli anni crescono o diminuiscono? Bella domanda.
Aggiungo candeline sulla torta e sottraggo respiri nel mio diario a quadretti: da un lato la colonna dei “già stati”, che si allunga ingombrante; dall’altro quella dei “forse ancora”, che si accorcia con educazione discreta (ma come m'ha detto il mio amico Matteo, sento dentro una farfalla che s’è rotta il cazzo!).
Epperò se inverto il foglio, i numeri non litigano: sono la stessa cifra, solo letta da due sponde diverse. Ecco perché il conto torna sempre, ma non dà mai resto.
Mio padre diceva che invecchiare è un lusso che non tutti possono permettersi. Lo ripetevo a memoria, come una poesia di cui non capisci il peso.
Finché le olive stanno nel barattolo, sei ricco. Poi le conti, e scopri che la ricchezza è solo un modo più raffinato per tener lontana questa nostra provvisorietà.
Da qualche parte avevo letto che la ciotola capovolta non può contenere. Solo che non ricordo se parlava di pienezza o di vuoto. Probabilmente di entrambe.
Allora rovescio mentalmente il barattolo delle olive, faccio cadere gli anni sul tavolo: qualcuno rotola lontano, qualcuno si ferma proprio qui, contro la tazzina.
E l’incertezza diventa un lusso, un’oliva in più che non ti aspettavi di trovare.
In fondo gli anni non crescono né diminuiscono: cambiano solo padrone.
E l’unica età è questa quiete aritmetica in cui il vuoto e il pieno coincidono, senza bisogno di fare la prova del nove.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 5/26, PC, FSDU)
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