“Come stai?”
Ho risposto “dai…bene”.
Bene, una bugia da quattro soldi. Dopo un lutto, un dolore grande, una malattia, non siamo più attaccati al mondo. Siamo caduti. E gli altri pretendono che ce ne stiamo lì, per terra, a brillare come se niente fosse.
La fragilità è la fatica di reggere un copione scritto da altri. Il lutto, fedelmente che ti segue, ma tu devi andare in ufficio e dire che il tempo è bello. Lo dici perché altrimenti la gente si spaventa.
Ogni “bene” pronunciato dopo una perdita è un piccolo crimine contro se stessi. Ma un crimine necessario, come rubare il pane quando hai fame.
In società si fa così, tu non mi mostri il tuo baratro, io non ti mostro il mio. E così si va avanti. Il guaio è che il baratro, nel frattempo, si allarga. Il dolore non si racconta. Si indossa.
Stamattina sono uscito. Il sole era un ostaggio del cielo. La portiera ha detto: “Vedrai, il tempo aggiusta tutto”. Le ho sorriso a mezzo. Avrei voluto dirle che il tempo non aggiusta niente.
Il tempo cuce senza filo e chiama cicatrice l’assenza.
Al mercato, ad un bambino è caduto un biscotto. Ha pianto. La madre gliene ha dato un altro, e lui ha smesso subito.
Noi non possiamo più. Abbiamo perso il biscotto e ci dicono: “Dai, non è niente, mangiane un altro”. Ma il biscotto era la persona che amavi. Era la salute che avevi. Era la vita di prima. E l’altro biscotto non esiste.
A casa di mia sorella sono rimasto per un po' nel corridoio buio. La finzione è una stanza in cui entriamo per far riposare gli altri. Ma a forza di starci dentro, dimentichiamo l’uscita. Dopo un grande dolore, la stanza diventa una prigione. Tu muovi la testa su e giù, bevi il caffè, rispondi alle mail, dentro ti stai sbriciolando come un vecchio muro.
Sarebbe il caso di smettere di chiamarla finzione. Respiro la verità quando nessuno mi guarda. Puoi recitare il bene per ore; poi, la sera, torni a casa, ti siedi sul letto, e dici al tuo dolore: “Siamo soli. Possiamo smettere”.
E il dolore si strucca e nel buio della stanza, tutto è finalmente, terribilmente vero. È bello trovare qualcuno con cui non dover più fingere. Anche se quel qualcuno è solo il nostro riflesso nello specchio.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, MG, MS, 5/26)
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