L’importante è consumare calorie nella giornata. Un chilo di grasso è circa 7.700 calorie: surplus per accumularlo, deficit per perderlo. Poi c’è chi promette miracoli, ma di solito ingrassa il suo conto.
Il metabolismo varia di poche centinaia di calorie, non di migliaia, a parità di condizioni. A fare la differenza è il NEAT: l’energia spesa in gesti quotidiani (camminare, scale, stare in piedi). Levine dimostrò che può valere fino a 2.000 calorie in più al giorno. È il termostato nascosto.
Preferiamo l’ora di corsa da esibire, ma salire scale o lavare i pavimenti incide più di quanto crediamo. Il corpo guarda il bilancio, e non le intenzioni.
Costruiamo alibi: «Mangio poco ma ingrasso». Spesso è scarsa consapevolezza: ci muoviamo poco, sottostimiamo l’introito e sovrastimiamo l’attività. Il NEAT si assottiglia.
Mangiar bene non è solo calcolo: il cibo è piacere. Privarsene scatena abbuffate. Equilibrio: concedersi uno strappo e compensare con più movimento, perché il bilancio si valuta nel medio periodo.
Lo sport è importante, ma da solo non basta. Dopo l’allenamento alcuni riducono inconsciamente il NEAT (compensazione inconscia), vanificando il lavoro. Il dispendio si costruisce in 24 ore, non in 60 minuti.
Il segreto è una vita attiva: camminare, fare le scale, portare a spasso il cane, parcheggiare lontano, usare la bici. Fatica a bassa intensità ma costante, che non fa notizia ma fa bene alla mente.
La dieta è un esercizio di verità: guardarsi senza filtri, smettere di cercare scorciatoie. Non è punizione, ma consapevolezza.
La matematica energetica non mente: siamo la somma delle nostre giornate, anche di quelle spicciole. Lì si nasconde la nostra verità più scomoda.
(A. Battantier, Mip Lab, 6/25, Lab Rm 2)
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