Lo Yellow Day, il giorno ufficialmente brevettato come il più felice dell’anno. Si celebra il 20 giugno, è contrapposto al Blue Monday, coincide con l'aumento delle ore di luce, il clima favorevole e l'avvicinarsi delle vacanze estive.
Dite la verità: Ne sentivate il bisogno?
Deve sembrare tutto spontaneo, leggero, felice, anche se per raggiungere quell’effetto ci sono voluti quarantasette scatti e un esaurimento nervoso….lo scatto finale della vena. Una paziente mi ha detto: “per fare una foto che sembravo felice ci ho messo quasi un’ora, sono incazzata nera! Se qualcuno oggi mi dice A…lo sbrano”. Forse sarebbe stato meglio non fare la foto.
Una story, un sorriso al momento giusto. Come se la felicità avesse bisogno di un notaio che timbri “approvato” altrimenti non vale.
C’è chi cerca la felicità perfetta: sempre luminosa, sempre in tiro, pronta per essere mostrata.
Ma la felicità non è una gara del sorriso alle Olimpiadi del buonumore.
La confusione è proprio questa: sentire l’obbligo di esibire che si sta bene, invece di starsene bene e basta. In silenzio. Senza pubblico.
Lo dico a bassa voce: Esiste anche una felicità che non ha bisogno di un pubblico per esistere. Una roba sovversiva, inaudito!
Ci sono momenti che ci fanno bene anche quando nessuno li vede. Attimi minuscoli, clandestini, che non alzano il pil, senza like.
È la felicità che accade fuori campo. Quella che nessuno posterà mai, perché nel frattempo si sta finalmente impegnati a viverla.
Non tutto ciò che ci fa bene ha bisogno di essere ostentato come un trofeo.
Non tutto ciò che conta si vede.
E, ancora più scioccante: non tutto ciò che si vede racconta come stiamo dentro.
Il segreto è custodire. Custodire quell’attimo, tenerlo al caldo lontano dagli occhi dei mercanti di felicità obbligatoria. ❤️
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 6/26, Lab Rm 2, Giada, Giulia, Terry, Luca P, Luca M.)
https://youtube.com/shorts/yUwAEriRReI?is=LKbPFUb3SCqk_LAW