La Francia si scioglie e con essa l’EDF, l’orgoglio nucleare, costretta a spegnere i reattori perché l’acqua del Rodano è ormai brodo primordiale.
È la rivincita della termodinamica contro l’hubris ingegneristica. Il capitalismo non aveva previsto che i fiumi potessero scioperare.
Intanto i treni si deformano sui binari. Gare de l’Est evacuata: passeggeri collassati senza aria condizionata.
La Festa della Musica è annullata. Niente vino all’aperto: la République proibisce alcolici perché i pronto soccorso sono già strapieni.
Il Baccalauréat si celebra in aule a quaranta gradi: così i ragazzi imparano l’unica lezione che conta: il pianeta vi friggerà il cervello, prendete appunti.
In Italia, penisola del cemento dove ogni metro quadro di suolo è un potenziale capannone abusivo, abbiamo pensato miseramente di segare via gli alberi (a Roma la giunta sta facendo schifo, tagliano alberi sani in maniera vergognosa) come se fossero nemici personali, per far posto a mangimifici e centri commerciali che vendono aria condizionata per sopravvivere all’inferno che abbiamo costruito.
La deforestazione è il peccato originale: togli alberi, alzi la temperatura.
Basta passare da un parco a un parcheggio per sentire il pianeta che rantola. Ma la gente crede sia un destino, come il segno zodiacale.
Non è il sole impazzito, è il nostro modello economico che è un piromane seriale con il distintivo del Fondo Monetario. Metano, anidride carbonica, fabbriche, edifici, bovini e SUV: la grande abbuffata tossica.
E il sistema ci propina che è inevitabile, che l’unica via è la crescita infinita su un pianeta finito, roba da clinica psichiatrica, non da facoltà di economia.
Milioni di alberi abbattuti ogni giorno, come se le foreste fossero un insulto personale ai sedicenti padroni del mondo.
Il potere tiene in piedi un sistema dove l’aria è una merce da quotare in borsa e la sopravvivenza un optional per ceti medi.
Frammenti per l’Apocalisse, brindisi con Château Margaux nei bunker climatizzati. L’unica festa della musica che ci meritiamo è il requiem suonato dai binari che si contorcono, la sinfonia dei condizionatori che risucchiano l’ultimo respiro della Terra.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Frammenti per l'Apocalisse, 6/26)
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