“Non si cresce mai abbastanza. Ho dedicato la mia vita al perfezionamento, che non vuol dire che poi diventi uno perfetto. Ma almeno a tagliarne i difetti che poi, se li riconosci e dici ‘io sono fatto così’ alla fine mi viene da dire ‘Sei uno stronzo’. Cosa vuol dire ‘io sono fatto così’? Nulla. Devi sempre cercare di migliorare te stesso. Devi cominciare a studiare il perché sei così. Ho dedicato tutta la mia vita a questo; più che alla musica devo dire.” (Franco Battiato)
“Io sono fatto così” è la versione educata di “vaffanculo, sono cazzi miei, fatti i cazzi tuoi”. E’ il mantra di chi ha trasformato un difetto in un diritto.
Hai il dovere di tagliarti i difetti, non di esibirli come trofeo.
Il perfezionamento non è diventare perfetti -il perfezionismo è un incubo per nevrotici- ma smettere di credere che la tua pigrizia sia un dato geologico.
La personalità non è un monolite, è un bucio de culo, impegno, sudore, fatica: allenamento.
“Sono fatto così” è diventato un lasciapassare emotivo.
“Accettami per come sono”, ti convinci che il carattere sia un kit di montaggio ricevuto alla nascita.
“Sono fatto così” è l’inno dell’autoassoluzione.
La psicologia alle volte ci marcia, è diventata il parcheggio dei giustificazionisti: se sei insopportabile, è colpa del tuo attaccamento insicuro; se non mantieni gli impegni, è un confine da non forzare. E se dici stronzo a uno, è violenza psicologica.
Il senso della vita non è solo trovarsi, è costruirsi.
“Sii te stesso” non significa restare un abbozzo per sempre.
E l’unico miglioramento concesso non può essere aggiungere un altro filtro al viso.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Memorie di un adolescente, Mip Lab, Rm 1, 5/26)