Passa ai contenuti principali

IO SONO FATTO COSI’ (Il senso della vita non è solo trovarsi, è costruirsi)

“Non si cresce mai abbastanza. Ho dedicato la mia vita al perfezionamento, che non vuol dire che poi diventi uno perfetto. Ma almeno a tagliarne i difetti che poi, se li riconosci e dici ‘io sono fatto così’ alla fine mi viene da dire ‘Sei uno stronzo’. Cosa vuol dire ‘io sono fatto così’? Nulla. Devi sempre cercare di migliorare te stesso. Devi cominciare a studiare il perché sei così. Ho dedicato tutta la mia vita a questo; più che alla musica devo dire.” (Franco Battiato)

“Io sono fatto così” è la versione educata di “vaffanculo, sono cazzi miei, fatti i cazzi tuoi”. E’ il mantra di chi ha trasformato un difetto in un diritto. 

Hai il dovere di tagliarti i difetti, non di esibirli come trofeo. 

Il perfezionamento non è diventare perfetti -il perfezionismo è un incubo per nevrotici-  ma smettere di credere che la tua pigrizia sia un dato geologico. 

La personalità non è un monolite, è un bucio de culo, impegno, sudore, fatica: allenamento. 

“Sono fatto così” è diventato un lasciapassare emotivo. 

“Accettami per come sono”, ti convinci che il carattere sia un kit di montaggio ricevuto alla nascita. 

“Sono fatto così” è l’inno dell’autoassoluzione. 

La psicologia alle volte ci marcia, è diventata il parcheggio dei giustificazionisti: se sei insopportabile, è colpa del tuo attaccamento insicuro; se non mantieni gli impegni, è un confine da non forzare. E se dici stronzo a uno, è violenza psicologica.

Il senso della vita non è solo trovarsi, è costruirsi. 

“Sii te stesso” non significa restare un abbozzo per sempre. 

E l’unico miglioramento concesso non può essere aggiungere un altro filtro al viso. 


(A. Battantier, Memorie di un amore, Memorie di un adolescente, Mip Lab, Rm 1, 5/26)






Post popolari in questo blog

IL SIGNIFICATO

"Tu decidi qual è il significato della tua vita. La gente parla del significato della vita, ma ci sono tanti significati di vite diverse e tu devi decidere quale vuoi che sia il tuo". (J. Campbell)

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in...

GLI UOMINI A MOTORE

Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore: capitò nel paese degli uomini a motore. Al posto del cuore avevano un motorino che si spegne la sera e si accende il mattino. Al posto dei piedi avevano rotelle, le cinghie di trasmissione erano bretelle. Al posto del naso una trombetta, per chiedere la strada e correre più in fretta. Correvano tutto il giorno senza mai fermarsi: non avevano neanche il tempo di salutarsi.  Non scambiando mai parole né saluti, pian piano i poveretti diventarono muti. Facevano appena appena “brum brum” e “perepè”. E Giovannino disse: “Questo posto non fa per me”. (Gianni Rodari) *** È una storia su un paese strano, dove gli uomini hanno motori al posto del cuore e rotelle al posto dei piedi. Vivono correndo tutto il giorno senza mai fermarsi, senza nemmeno il tempo di salutarsi o parlare. Mi ha fatto pensare a quanto la nostra vita somiglia a quella degli uomini a motore. Viviamo in una società che corre sempre, che ci spinge a muoverci velocemente, a...

Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio

(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti) Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti. Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc. Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e ...