LASCIAR VIVERE IL CACTUS E L’AMORE (Quando la premura soffoca e il controllo non è romanticismo: appunti per smettere di indagare e iniziare a fidarsi)
Alle volte l’ansia si traveste da crocerossina: ti controllavo il telefono come un detective della Omicidi, interpretavo ogni “ok” come una dichiarazione di guerra o qualche tuo sotterfugio, ogni abbraccio come un possibile addio.
Credevo fosse amore, mi aveva preso la mano fino ad autonominarmi amministratore del nostro protettorato emotivo.
Ero convinta che la premura fosse l’anticamera dell’amore. Più ti tenevo stretto, più scappavi; più scappavi, più stringevo e, insomma, il resto l'avete capito.
La gelosia è la versione romantica del diritto di proprietà. Io ti facevo visitare la mia insicurezza ammobiliata e pretendevo che firmassi un contratto a vita.
La mia premura era così soffocante che anche le piante grasse mi schiattavano. Ho iniziato proprio dalle piante grasse, ho iniziato a dare meno acqua e a farle respirare, smettendo di rinfacciare.
Prima o poi bisogna capirlo che non sei il centro del mondo, e si può sempre imparare a offrire un bicchiere d’acqua senza chiedere in cambio il diritto di controllare la brocca.
Troppa premura appesantiva la semplicità. Alle volte me ne sto in silenzio e basta e le piantine le guardo crescere.
Oggi il mio partner mi dice “sto bene”; e sarà vero. Non lo analizzo più al microscopio. E la coppia respira.
Ed ora scusate, devo andare a controllare….anzi no…a non controllare il cellulare per mezz’ora. È la mia rivoluzione.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 6/26, Giulia P)
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