NON SEMPRE LA SORPRESA È RIUSCITA (la manipolazione è un’arte che richiede solo vittime disposte a scusarsi. Ho imparato che certi gesti belli sono come semi lanciati su un vetro)
Una torta con le candeline portata al buio, gli occhi che si spalancano, la risata di un bambino.
C’è chi guarda la scena e invece di unirsi al coro si sente escluso dalla gioia, come se la torta fosse un rimprovero.
Allora accusa: la crema è troppo dolce, le candeline colano la cera, e tu hai esagerato a farne troppa.
Il giorno dopo ti spiegherà che eri tu a voler metterlo in imbarazzo. La manipolazione è un’arte che non richiede tele, solo vittime disposte a scusarsi.
Ho imparato che certi gesti belli sono come semi lanciati su un vetro: non attecchiscono. Non si tratta di ingratitudine, ma di un’allergia alla bellezza altrui. Perché un atto gentile, se non lo si sa ricevere, diventa uno specchio dove il sabotatore vede solo la propria polvere. Così, per non specchiarsi, rompe lo specchio.
La famiglia felice che ride intorno al tavolo è un giardino: chi continua a calpestare le aiuole, alla fine, va accompagnato con delicatezza al cancello. Nessuna scena, solo il silenzio di un sentiero che si biforca.
Alcune persone denigrano il regalo, smontano la sorpresa e, quando (umanamente) reagisci, ti indicano come la causa del litigio.
La vittima indossa i panni del carnefice e ti cuce addosso quelli del colpevole. Conosco persone che passano la vita a processare gli altri, senza mai presentarsi in aula.
C'è chi finalmente smette di smarrirsi in occhi che restituiscono solo accuse. E si ritrova.
Meglio pochi tavoli ma buoni. Non è rinuncia, è selezione. L’universo sta in una tazza di tè bevuta in pace, lontano da chi cerca sempre la zuccheriera per rovesciarla.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 6/26, To 1)
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