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Visualizzazione dei post da 2026

MATRIX E LA POSSIBILITÀ DI CAMBIARE

Vi ricordate Smith, l’agente, quello cattivo di Matrix? È importante provare a dissezionare le strutture del potere. L’agente Smith è forse la voce più cinica del potere stesso. Quello che, per controllare, prima ti declassa, ti toglie ogni dignità, ti definisce un virus. È un ribaltamento geniale, da manuale: il sistema che si fa critico feroce dell’umanità, per giustificare la propria ferocia. Lui, che è il vero cancro del mondo costruito, accusa noi di esserlo. È propaganda pura. E la fa con un’eleganza da brivido. Ci inchioda alle nostre colpe, vere, per vendercene una bugia ancora più grande: che la cura sia lui. Tante sono le storie di questa “infezione”: la famiglia che lotta per la casa, i disoccupati, i cittadini picchiati in strada senza motivo, la comunità che resiste. Se siamo un virus, allora siamo un virus strano. Un virus che piange, che si organizza, che fa solidarietà. Un virus che, in mezzo alla febbre della storia, a volte sogna ancora  la giustizia e lo St...

LE COSE PICCOLE E LE COSE GRANDI

Pè, fammi arrivare alla fine del pensiero, perché sto in bilico. Le cose grandi, quelle che credi durature, che ti costruisci addosso come una casa, svaniscono. La casa diventa polvere e ti ritrovi in mezzo alla strada con addosso solo l’odore della polvere stessa. E allora mi chiedo, io adesso, qui, chi sono che faccio queste domande? Cosa è grande e cosa è piccolo? Forse è tutto al contrario. La cosa più grande è un attimo che passa, uno sguardo, una parola detta così, senza peso, "ti amo...solo te". Una frase detta a mezza bocca, mentre il monumento crolla. Sono forse solo percezioni bugiarde, nel buio delle scale sparite. La vita è così: ci appare nella luce per un istante, ci sentiamo osservati da qualcosa di più grande, e poi il buio. E l’unica domanda che resta è “chi teneva la luce?”. Alle volte si tiene acceso il faro per un altro, perché sai che è cieco alle più elementari verità. Tenere la luce accesa è già una risposta. Una preghiera laica, senza destinatario. Una...

SIAMO FATTI PER BUSSARE. FORSE SIAMO FATTI ANCHE PER APRIRE. NON SEMPRE. MA A VOLTE SI’ (Szymborska dice che la pietra non ti sta chiudendo fuori. È che lei non ha proprio una porta. Siamo fatti per bussare, anche se non ci apriranno mai)

Visto che è dal primo dell’anno che non ci parliamo, ieri mia madre mi ha fatto leggere una poesia. Una persona bussa a una pietra. Che è già strano, una pietra. E le dice "Apri, sono io!", come a casa di un amico. Ma la pietra fa la dura. Gli dice che è chiusa, che manco se la frantumi la fa entrare. È come quando insisti per sapere un segreto e ti dicono "No, niente. È privato". Lui non molla. Le dice che è curioso, che ha poco tempo, che è mortale: "Dai, sono qui solo un attimo, fammi vedere!". E lei, fredda: "Sono di pietra. Non ho i muscoli per ridere". Che botta. Come dire che certe cose sono fatte per stare chiuse, e basta (mi sa che mamma si riferisce a me, ecco perché me l’ha fatta leggere!). Ma lui prova ancora. Le dice che sa che dentro ci sono sale bellissime, vuote. E lei che risponde? Che sì, ci sono, ma per lui non c'è spazio. E che tutto il suo interno è "girato altrove". Questa frase m'ha inchiodato. Vuol dire c...

SERVE PRESENZA

Capita, alle volte, che ti fermi e nel silenzio arriva un pensiero che ti dice: “Contava tutto così tanto. E noi che non lo sapevamo.” Il tempo è un tipo buffo. Lui corre, e noi dietro. E mentre corriamo, ci perdiamo il pranzo con i genitori, la storia della buonanotte ai bambini, la chiacchiera sul divano con chi ami. Perché siamo lì a pensare: “Devo fare perfetto”. Perfetto il lavoro, perfetta la casa. Ma la perfezione è una stanza vuota. Non ha odori, non ha voci, non ha le tazze macchiate di caffè. L’amore, per dire, è pieno di imperfezioni. E sta lì, in quelle cose. Poi un giorno ti giri e vedi che i capelli di tuo padre sono bianchi, che tuo figlio ti arriva alla spalla, e ti dici: “Ma com’è volato?”. Viene da piangere. Ma viene anche da ridere, un riso che sa di tenerezza, perché capisci che qualcosa puoi ancora fare. Non è finita. Il presente è un biglietto che ti danno ogni mattina. Puoi lasciarlo cadere, o puoi leggerci sopra tutto quello che c’è scritto. Le rughe sull...

L'ANTISPECISMO SPIEGATO DA UN RAGAZZINO (dobbiamo solo rispettarli e lasciarli in pace, come vorremmo fosse fatto a noi)

Noi umani pensiamo di essere i più importanti, i padroni di tutti. Ma che diritto abbiamo? Pensate a un cane, a un maiale, un vitellino, un topolino: anche loro hanno un cuore che batte, provano paura, gioia, dolore, proprio come noi. L’antispecismo è come quando a scuola dicono che non si deve fare il bullo con nessuno, neanche con chi è più piccolo o diverso. È dire: "Basta!" Basta che noi umani decidiamo tutto sugli altri animali, solo perché siamo più forti o più furbi, o più cattivi. Li usiamo per mangiare, per vestirci, per farci divertire, anche quando non ne abbiamo  bisogno. È come se un gigante prendesse sempre i tuoi giochi e decidesse sempre cosa fare nel tuo posto, solo perché è più grosso. Non è giusto. Loro non sono cose, sono esseri con la loro vita. L’antispecismo dice che il loro battito del cuore vale quanto il nostro, e che non dobbiamo sfruttarli. Dobbiamo solo rispettarli e lasciarli in pace, come vorremmo fosse fatto a noi. Tutto qui. È una cos...

COME IL PROFITTO COSTRUISCE UNA TRAPPOLA PERFETTA (L’importante è fare profitto. Le regole, la sicurezza, le persone sono secondarie)

Una trappola costruita con specchi luccicanti, musica assordante, bottiglie che brillano e la promessa di una notte indimenticabile. La porta si chiude alle vostre spalle. Solo allora, quando il fumo inizia a salire, vi accorgete che le finestre sono bloccate, le uscite sono strette e chi ha costruito quella gabbia è scappato con i vostri soldi, lasciandovi dentro. Questo è  ciò che è successo la notte di Capodanno a Crans-Montana, a  “Le Constellation”. Una trappola perfetta, progettata non da un mostro, ma da un sistema. Un sistema che mette il profitto prima delle persone, che vede in giovani pieni di vita dei portafogli ambulanti, da spremere fino all’ultimo centesimo. La trappola ha tre diversi ingranaggi. Primo ingranaggio: L’avidità che restringe le porte. I proprietari del locale, schiacciati da affitti altissimi (40.000 franchi al mese!) in una città che vuole solo apparire ricca ed esclusiva, hanno fatto una scelta: invece di dire “basta”, hanno trasformato il l...

SIAMO UN PRESTITO BREVE (usiamolo bene)

Papà non c’è più. Questa è la transizione, nuda e semplice. Un atomo che va a finire in una nuvola, un po’ di calore che se ne va per il mondo. Un altro tipo di momento, sì. Senza angeli a fare il turno di notte. La memoria, lo so come funziona: tre generazioni, quattro con fortuna. Poi il nome diventa un’etichetta illeggibile su una valigia abbandonata in soffitta. La quinta generazione berrà vino senza sapere che il sorriso veniva da lui. Siamo un prestito breve. Una chitarra accordata per una sera sola. Poi il silenzio. Però, in questo prestito, in questa notte, possiamo suonare una musica diversa. Possiamo dire: la ricchezza è una tasca bucata, il potere è una sedia sgangherata. Il vero nemico è la fame dell’anima che non si sazia mai. Abbiamo questa stanza, il mondo. Un attico con le stelle per lampadario. Possiamo apparecchiare la tavola per tutti. Dividere il pane fino all’ultima briciola. Scegliere di non essere ingordi, di essere gli anarchici della gentilezz...