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UN COLTELLO PER RISOLVERE TUTTO (Quando il limite arriva -un voto basso, una regola, na nota, un semplice “no”- non viene tollerato, ma vissuto come un’ingiustizia personale)

Il gesto del tredicenne non nasce nel vuoto. È un cortocircuito preparato nel tempo, la violenza nasce dall’incapacità di reggere la frustrazione. Adolescenti iperstimolati e fragili, pieni di diritti dichiarati e poveri di strumenti per sostenerli (a parte i social e lo smartphone per filmare in diretta l’attacco). 

“Tutto e subito” è diventato un orizzonte. Quando il limite arriva -un voto basso, una regola, na nota, un semplice “no”- non viene tollerato, ma vissuto come un’ingiustizia personale (il ragazzo aveva preso una nota). 

L’ingiustizia non elaborata si trasforma in aggressività. Gli adulti, spesso incapaci di incarnare un’autorità credibile, negoziano tutto (“10 diritti in cambio di mezzo dovere”, insegnanti delegittimati, adulti che cercano consenso più che rispetto. E il rispetto, quando non è costruito, non si impone. 

Dentro questo vuoto si infilano il bullismo, la competizione sociale, l’ansia da prestazione. Un sistema che ha smesso di insegnare la fatica, l’attesa, il fallimento (che tanto arriva dopo). 

Educare significa, anche, restituire senso al limite. Insegnare che la frustrazione non uccide. Ma, se ignorata, può generare mostri di aggressività. 

(A. Battantier, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 3/26)

#memoriediunadolescente
#MIPLab
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