PERCHE’? (Il suicidio, la maschera, il vuoto. C'era solo la stanchezza di dover essere sempre "qualcuno" per gli altri, e il terrore di rivelare di non essere "nessuno" per se stessi)
Una ragazza di ventitré anni ha detto ai genitori, arrivati apposta da lontano, che si sarebbe laureata. Peccato che non fosse iscritta all’università da due anni. Poche ore dopo l’annuncio, il corpo è stato trovato nell’abisso di una tromba delle scale. Non è la storia di una bugia. È la storia di una sopravvivenza, portata avanti fino all’ultimo respiro utile del Falso Io.
Quella ragazza aveva costruito un personaggio così convincente, "solare e determinato" -come la descrivevano gli amici, i parenti- da incantare tutti. Era la figlia perfetta, la studentessa modello, quella che "la vita è tosta ma tu lo sei di più".
Questo era il suo Falso Io: una fortezza di cartapesta eretta per compiacere lo sguardo altrui, per difendere la famiglia dalla delusione e, soprattutto, per difendere se stessa dal giudizio.
Ma dietro la maschera, cosa c'era? C'era il Vero Io, svuotato, impoverito, non iscritto a nessun esame da tempo. Un’identità segreta e fallimentare che non poteva essere confessata. In lei si era creato un divorzio insanabile. Il corpo e la maschera sociale andavano avanti per inerzia, cenavano dalle amiche, sorridevano alle foto. Ma il "nucleo" vero era altrove, ibernato nella vergogna, sepolto vivo sotto il peso di un futuro che non poteva esistere.
Arriva il giorno della finta laurea. E qui scatta il meccanismo più feroce. Il Falso Io, che per anni l'ha protetta nascondendola, viene chiamato all'appello. Deve recitare la tesi, indossare la corona d'alloro, stringere la mano al relatore inesistente. È il momento in cui la recita esce dal teatro privato della mente ed entra nella piazza pubblica del reale. È il momento in cui la bugia non è più un pensiero segreto, ma un reato che sta per essere smascherato da un portiere o da un registro universitario.
A quel punto, per chi vive in questa scissione, lo smascheramento è percepito come una morte. Peggio della morte: è l'annientamento dell'unica identità che il mondo conosce e ama. Piuttosto che vedere crollare quel castello di aspettative e mostrare il deserto che c'è dentro, si sceglie di far crollare il corpo.
Non sappiamo se si sia trattato di un gesto volontario o di un incidente nel buio della disperazione. Ma sappiamo che in quella tromba delle scale, in quel volo, non c'era più la studentessa. C'era solo la stanchezza di dover essere sempre "qualcuno" per gli altri, e il terrore di rivelare di non essere "nessuno" per se stessi.
Oggi piangiamo la maschera, perché è l'unica cosa che ci è stata concessa di vedere. Forse, come società, dovremmo imparare ad ascoltare il silenzio che sta dietro i sorrisi delle persone "determinate". Perché a volte, dietro la grinta, non c'è un cuore gigante. C'è solo un vuoto gigantesco. E la paura di deludere mamma e papà può diventare, per un'anima divisa, una condanna più pesante di una lapide.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 4/26)
#memoriediunamore
#MIPLab