L’ULTIMO GESTO DI PROPRIETÀ (La cultura che trasforma l’omicida in una vittima della propria incapacità di gestire l’abbandono)
La butta giù, poi si butta lui. Mai il contrario. Patrizia, 54 anni. Luigi, 61. Un volo dal quinto piano. Due figli, venticinque anni di matrimonio, una separazione in corso.
Subito scatta la ricerca dell’attenuante emotiva: “Era depresso?”, “Non ce la faceva a stare senza di lei?”. È il riflesso condizionato di una cultura che trasforma l’omicida in una vittima della propria incapacità di gestire l’abbandono.
Si può tentare di riconoscere la matrice culturale dietro l’orrore individuale. Qui non si muore d’amore. Si muore perché nella testa di certi uomini -a venti come a settant’anni- resiste l’idea tossica che il corpo e la vita di una donna siano un'estensione del proprio patrimonio.
In questo copione di potere lui percepisce la decisione di lei di esistere altrove come un’insubordinazione ontologica.
La violenza privata è un pilastro del sistema pubblico. Fa paura perché questo signore non era un mostro conclamato con denunce alle spalle; era il vicino della ferramenta. Era un uomo comune, educato da un sistema in cui il fallimento sentimentale per una donna è un nuovo inizio, mentre per un uomo della sua generazione è un’onta sociale che va lavata col sangue.
E qui sta l’inganno. La mistica non sta solo nella casalinga felice, ma nell’uomo padrone-felice. Quando la proprietà si ribella, il sistema crolla e non sa generare altro che macerie. L’idea che la violenza di genere sia una questione di “perdita del controllo” è una menzogna rassicurante.
Lanciare una persona dal balcone e poi buttarsi giù è, al contrario, l’apice iperbolico del controllo. È l’ultimo atto di dominio sulla scena del mondo: decido io dove finisce la nostra storia, letteralmente.
La libertà di espressione comincia col diritto di andarsene da una stanza senza essere uccise.
La libertà di Patrizia di separarsi, di ricostruirsi, di abitare da sola non era una provocazione. Era un diritto.
Fino a che non estirperemo dalla testa degli uomini il diritto di proprietà sull’anima altrui, ogni balcone resterà un patibolo potenziale, a qualunque età. Finché morte non ci separi. Ma per mano di chi?
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 4/26)
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