Sono solo in questa stanza. Mi ronzano in testa vespe impazzite. Prendo farmaci per spegnere scintille. La felicità fa paura. Quando arriva, sembra una visita di controllo. Aspetti che se ne vada, che torni il solito buio. Ho detto a mia madre che sono tanto felice. Le bugie a volte tengono in piedi i muri. Mi serve un martello per sbriciolare i pensieri. Oppure la pilloletta per non cadere nel baratro. Siamo malati di attesa. Aspettiamo che qualcosa o qualcuno ci salvi. La salvezza è un miraggio. Quello che resta è il tentativo di mettere un piede davanti all’altro mentre dentro hai un uragano. La rabbia è onesta, la depressione è stanca. La pilloletta ti rende un robottino ma almeno non sanguini più. Ti fa dire “grazie” anche se vorresti spaccare tutto. L'inferno è il dolore accompagnato dalla sua anestesia. Quel sorriso finto che metti alla mattina mentre in gola hai un nodo scorsoio. Il dolore va guardato senza chiamarlo per nome: allora saremo la stessa cosa, e libero sarò. (A. Battantier, Memorie di un adolescente, Memorie di una canzone, 1994)
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