Hai visto la Torre Eiffel?
Un gigante di pizzo metallico che trafigge il cielo di Parigi.
Ma io voglio mostrare un’altra cosa. Un platano comune.
Piantato lì, al Campo di Marte, nell’anno 1814. Napoleone era appena caduto, e quel seme già sapeva cosa significa aspettare.
La Torre arrivò settantacinque anni dopo, con i suoi 300 metri e le sue luci che lampeggiano la notte.
Il platano, intanto, stava lì. Senza fare rumore. Allargando le radici sotto il selciato, stendendo i rami come braccia che non hanno fretta.
Nella foto si vedono tutti e due. Lui, il platano, massiccio, rugoso, vivo.
Lei, la Torre, lontana, sottile, sullo sfondo.
Il vero monumento è quello che respira. La Torre Eiffel è bella come un gioiello. Il platano è bello come un respiro.
È più vecchio, più forte, più vero. Non ha bisogno di ascensori per toccare il cielo.
Lo tocca da solo, con le foglie che parlano al vento.
Guardare un albero e capire che senza di lui ogni torre, per quanto alta, è solo un chiodo piantato nella terra che abbiamo dimenticato di amare.
Platano del 1814, tu sei la mia cattedrale. E la Torre Eiffel, con tutto il suo ferro, fa solo da comparsa.
(A. Battantier, Millo Peg e le memorie della terra, 2026)
#millopegelememoriedellaterra