Nel Bosco dei Pini Argentati, dove la luna sembra un cucchiaio d'argento e le stelle sono briciole di pane gettate lassù per i piccoli orsi affamati, viveva il lupo Astolfo.
Gli altri lupi del branco amavano ululare forte e rotolarsi insieme nel fango
. Ma Astolfo amava il silenzio.
Quel silenzio profumato di muschio e foglie bagnate, che sembra una coperta di piume quando la notte ti avvolge.
Si sedeva su una roccia, con le zampe incrociate, e ascoltava il silenzio.
Che poi non era poi così silenzioso. C'erano i fruscii dei ricci che si giravano nel letto di foglie, il respiro del vento tra i rami, e ogni tanto il battito del cuore di una farfalla che sognava di volare.
Un giorno arrivarono uomini con fucili lunghi e il cuore corto. Per loro il bosco era una cosa da comandare.
Astolfo scappò tra i cespugli di more, scappò tra i lamponi che sembravano piccole gocce di sangue, scappò più veloce del vento. Senza fare rumore. Perché il silenzio ti fa diventare invisibile.
I cacciatori passarono vicino senza vederlo.
E Astolfo rimase lì, nel suo bosco, a guardare la luna che si specchiava nello stagno. Astolfo non voleva comandare niente. Voleva solo che il bosco rimanesse il bosco, con l'aria profumata di menta selvatica e il silenzio suo buon amico.
E da allora, se stai molto molto zitto, forse lo senti. Non ulula, canta con la voce del vento tra i pini argentati, per sempre libero e silenzioso, come piace a lui.
(A. Battantier, Memorie di un bambino, Memorie di un amore, Mip Lab, 4/26. Maria Sole, Gian Maria, Adriana. Ispirato a Lupo Astolfo salva le api, Gallucci Editore)
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