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COM'È CAMBIATO IL MONDO DEL LAVORO (Cosa è migliorato? Quali garanzie? Quali possibilità?)

La confessione della mia amica Doriana Goracci non è un semplice ricordo aneddotico; è un reperto archeologico di una civiltà del lavoro che il capitalismo ha seppellito sotto le macerie della precarietà.

La frase che mi ha colpito non è il dato tecnico della pensione a 57 anni, ma quella sensazione quasi di "vergogna" provata nel raccontare la propria uscita.

In un sistema bacato che oggi santifica la fatica infinita e malpagata, chi ha beneficiato del residuo storico del compromesso keynesiano si sente quasi un ladro, un privilegiato immeritevole.

Ciò che è cambiato è la natura stessa del patto sociale. Nel 1973, quando Doriana entrava alla Banca Commerciale Italiana, vigeva ancora l'idea che il lavoro fosse un percorso di accumulazione di diritti e non di mera sopravvivenza.

La possibilità di scegliere il part-time non era, come lo è oggi, una trappola di sotto-occupazione e povertà pensionistica, ma uno strumento di conciliazione vitale in un quadro normativo rispettato.

Era l'epoca in cui il capitale, per garantirsi la pace sociale e la domanda interna, accettava un costo del lavoro che includeva la vita fuori dall'ufficio.

Oggi il paradigma si è ribaltato. Il "part-time" è la metafora perfetta di un capitalismo predatorio senza regole. Non è più una scelta di libertà per essere "oltre che impiegata anche madre", ma un'imposizione strutturale che riduce i contributi a tal punto da rendere la pensione un miraggio a 67, 70 o forse mai anni.

Un doppio conflitto mefitico avvolge oggi il mondo del lavoro:
l'ansia da prestazione continua (dover tornare a tempo pieno per sopravvivere) e l'angoscia del futuro negato (la "vera età per l'addio").

Questa è una forma di ingegneria sociale disciplinare. Rendendo il lavoro insicuro, intermittente e insufficiente a garantire la vecchiaia, si ottiene una forza lavoro docile e disposta a tutto, priva di quel potere contrattuale che Doriana e le sue colleghe potevano ancora permettersi di ignorare.

Cosa è migliorato?
Quali garanzie?
Quali possibilità?

Non ci sono miglioramenti reali, se non l'illusione tecnologica di essere sempre connessi a un lavoro che non finisce mai.

La "qualità della vita" è evaporata nel tempo rubato. La vergogna che lei prova è il sintomo di una società malata, dove la fortuna di essere nati in tempo per firmare un contratto degno viene percepita come colpa.

Oggi, invece di sentirsi in colpa per essere andati via a 53 anni, ci si dovrebbe vergognare di un sistema che costringe milioni di donne (e uomini) a scegliere tra la maternità e una busta paga sotto i 1.000 euro, con l'orizzonte di un lavoro eterno senza dignità.

(A.  Battantier, Memorie di un lavoro, Mip Lab, 4/26. Da una riflessione di Doriana Goracci)

#dorianagoracci
#memoriediunlavoro
#MIPLab



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