«Papà, in Brasile i bambini stanno a testa in giù?»
La domanda arrivò mentre mi allacciavo una scarpa. Io sorrisi con quella sicurezza che hanno i grandi quando credono di sapere le cose.
«No, certo che no.»
«E perché? Se noi siamo sopra e loro sotto…non dovrebbero cadere?»
Mi fermai. Mmm. La scarpa rimase con un laccio in mano.
Presi un’arancia dalla cucina.
«Immagina che questa sia la Terra.»
Maria Sole la girò subito.
«Va bene. Ma dov’è il sopra?»
«Be’…» cominciai, e mi accorsi che il “sopra” era appena scappato dalla finestra.
Lei infilò due dita nell’arancia come fossero gambe.
«Se io sono qui e un bambino è dall’altra parte, chi dei due è capovolto?»
Ci pensammo insieme. Poi disegnai una freccia verso il centro del frutto.
«Ecco il trucco! Non è la testa che decide dov’è il basso. È la gravità. Tutti hanno i piedi rivolti verso il centro della Terra.»
Lei rimase in silenzio, serissima.
«Quindi i bambini brasiliani guardano il cielo come me?»
«Esattamente.»
«E allora nessuno è a testa in giù.»
Avevamo passato dieci minuti a cercare un “sopra” che non esisteva.
Maria Sole restituì l’arancia al tavolo e disse piano:
«Il mondo è una palla grande, ognuno può sentirsi dritto.»
Attenti alle domande dei bambini. Alle volte rimettono il mondo nella giusta posizione.
(A. Battantier, Memorie di un bambino, Memorie di un amore, Mip Lab, 2023, MS, 7 anni. Infografiche Siro)
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