È MORTO JOVANOTTI
Il salotto di nonna era pieno di nebbia dorata, io me ne stavo sprofondato sul divano di velluto, viaggiavo tra dimensioni parallele dopo la seconda bocciatura in 3 anni.
La nonna entrò con la solita espressiobe di rimprovero, mi guardò scuotendo la testa: "Ancora a fumare quella roba? Ehh…i giovanotti, oramai, sono proprio morti".
Il mio cervello, annebbiato da diverse sostanze aromatiche, ebbe un corto circuito emotivo.
Non sentì un giudizio sui giovani d'oggi, ma la condanna definitiva del mio idolo, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti.
Passai le successive sei ore in un pianto disperato, con "A te" a palla nelle cuffie e il viso rigato di lacrime, convinto di aver perso l'unica bussola della mia perduta giovinezza.
Uscii di casa solo verso sera, trascinandomi verso il solito ritrovo.
Non appena mi videro, gli altri scoppiarono a ridere. "Ma quale morto, Lorenzo sta per salire sul palco, sei completamente fuori di testa".
In quel momento, fissando il vuoto del vicolo nel quale mi ero cacciato: strafatto e completamente cieco davanti alla realtà.
Forse, pensai, era arrivato il momento di darsi una svegliata.
(A. Battantier, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 7/26, Vale Qua)
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Il CIELO IN UNA STANZA
Eravamo pischelli, più belli e giovani d'adesso, forse 15, massimo 16 anni.
I genitori suoi erano partiti al mare, e allora noi ci rintanammo dentro casa, c'avevamo gli spaghetti, qualche chilata di frutta per lei, gelati, birrette (tante), e qualche cannetta, la chitarra del padre e, in sottofondo, i canarini in gabbia.
Ahhh! E chi stava meglio de noi? Alla sera eravamo mezzi brillocci, sarà stata er ramarro de canna de Tufo (l'amico mio), insomma, a ‘na certa, mettiamo un cd della madre, con le canzoni vecchie dei tempi loro.
Ce parte in loop, tipo pé du ore: 'IL CIELO IN UNA STANZA'.
Ma ‘sto loop me parte pure nel cervello, perché io dopo un po' inizio peé davero a véde come un cielo dentro la stanza.
Infatti lo dicevo a lei:
"Amò guarda che bello, la canzone ha fatto scenne il cielo pe’ davero!'.
Lei che era fatta più di me rispondeva:
"Ma davero!??".
"Amò guarda le nuvolette quanto sò belle, ce mancano solo l'uccellini, perché non li liberamo pella casa tanto ce stà er cielo?".
Ma non era il cielo, stava annà foco casa, mannaggia a me e alle canne del Tufo appoggiate male sul tappeto.
(Memorie di un adolescente, A. Battantier, Mip Lab, 2007)
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