Alessia, 16 anni, guidava il gruppo oltre il cancello arrugginito. «È solo la villa dei fricchettoni», disse Lorenzo, innamorato di lei senza averlo mai confessato Chiara, ragazzina leale ma fifona, stringeva un portafortuna.
Il curiosissimo Tommaso, toccava già ogni stelo d’erba andando per la via sconosciuta del tempio.
La campagna intorno vibrava di cicale. L’edificio color ocra sembrava assorto, immerso nel verde.
Un cartello all’ingresso: “Oggi iniziano i nove giorni sacri”.
«Navaratri?» lesse Chiara. «Mai sentito…che sarà?».
Un’ombra bianca esplose dal frutteto: un pastore maremmano grosso come un vitello. «Corri!» urlò Lorenzo.
L’animale, nel suo slancio innocente, li spinse verso il portone aperto del tempio.
Entrarono inciampando, si tolsero le scarpe per non far rumore sul legno, come invitava un’insegna. La porta si chiuse alle loro spalle con un tonfo.
Dentro, penombra e statue. Tommaso allungò subito la mano verso quella con la testa di elefante.
«Non toccare!» sibilò Alessia, ma le dita del ragazzino già violavano la regola.
Una voce registrata invase la sala, sillabando suoni ipnotici (erano mantra ma loro non lo sapevano).
Lorenzo tirò un pugno al muro per lo spavento, Alessia lo bloccò: «Non fare del male a nulla, nemmeno ai muri». Poi aggiunse, piano: «Ogni azione ha un’eco. Me lo diceva mia nonna».
Si fecero guidare da un sussurro di voci e da un profumo di spezie.
In una cucina trovarono pentole di cibo vegetariano.
Lorenzo addentò una polpetta di lenticchie, Chiara lo rimproverò ma la fame ebbe la meglio su tutti. «È come se fossimo attesi», rifletté Alessia.
Si sedette a gambe incrociate, chiuse gli occhi. «Dobbiamo restare uniti: è il nostro dovere».
Tommaso indicò una statua di guerriero con una mazza sentendosi improvvisamente forte. Ma sotto a quel guerriero
c'era una cesta e dentro un gatto roscio che dormiva con un cagnolino che sembrava un pulcino.
Il maremmano, intanto, fuori, aveva smesso di abbaiare e si era accucciato davanti ad una porta secondaria. «Ci ha spinti qui per proteggerci», comprese Alessia.
Spinsero il battente: era solo accostato. Uscirono nella luce viola del tramonto, consapevoli che il destino a volte indossa baffi bianchi e coda folta.
Lorenzo prese la mano di Alessia. «Colpa mia, sono stato impulsivo. Ma adesso so che la volontà serve a custodire chi ami». Lei sorrise.
Dietro di loro, il tempio sembrava respirare, pronto a celebrare la notte di Janmashtami, mentre il cane riprendeva il suo posto di guardiano fedele.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 7/26. Ad Hari Priya)
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