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LA SPERANZA

La speranza non sta nell’armadio, appesa a una gruccia. Non la si riceve in eredità come un orologio da taschino.

Di primo mattino vedi persone indaffarate, impastano un futuro con briciolette di presente, aggiungono acqua, aspettano che lieviti. È un lavoro duro. Nessuno paga.

Siamo fragili, qualcuno finge di avere un piano in compagnia di benedetta speranza: anch’essa ha le scarpe bucate, eppure cammina.

O forse è una questione di decenza: provare speranza è come tenere la schiena dritta durante un terremoto. Ridicolo, eppure quel gesto contiene una sua astrusa dignità.

Sperare è svegliarsi, bere un bicchiere d’acqua, aprire la porta quando bussa la paura; per scoprire che se ti alzi per aprire, fuori non c’era nessuno.

La speranza è una leva che alle volte si spezza. Eppure proviamo ancora a sollevare il mondo, almeno un centimetro, per salvarci.

Salvarci da cosa? Dalla noia, dalla morte, dal prossimo lunedì? Forse la speranza non è un ombrello, ma la strana abitudine di uscire senza, e inventare ogni volta un riparo con le mani, un cartone, un balconcino, una palma, con uno sguardo, con una mela sbucciata che regge il cielo per un secondo.

Non è nostra, ma la affittiamo giorno per giorno, pagando in attenzione e immaginazione.

La speranza è l’ultima a morire se ci metti impegno, sudore, fatica. E così impariamo a vedere l’invisibile, che forse è la nostra segreta missione.

La speranza è un pensiero creativo che si dilegua senza l’azione conseguente.

Non siamo nati per capire,  
siamo nati per provare a costruire un tetto con le nostre dita di fumo.

La speranza è un progetto in cerca di realizzazione. Lo sforzo è immaginare un domani mentre il bicchiere è mezzo vuoto, anzi, è già caduto, ma lo disegniamo intero su un tovagliolo sgualcito. E si riparte, quando intendevi smettere di camminare.

Mentre la notte si allarga, fortissimamente voglio ancora credere che ci sia qualcos’altro, al momento invisibile; è l’unico pensiero serio prima di coricarmi.

Chiudo gli occhi. La speranza è una nota di assiolo che cade nel silenzio e lo feconda.

(A. Battantier, Memorie di un amore. A mio padre, Mip Lab, 7/26)


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#MIPLab 


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