Il padre compra una granita alla fragola, la posa sul tavolino senza dire niente. Lei conta i cucchiaini: due. La madre ha già cominciato a parlare del traffico, degli asciugamani, di come il sale fa bene alla pelle, e intanto le accarezza la nuca con il palmo.
Nessuno ha detto aborto. Hanno detto interruzione, un blackout, un tram che salta la fermata. Lei, diciassette anni, ha pensato alle interruzioni pubblicitarie e al filo del film che si perdeva. Adesso il filo era lei, e il film era un altro.
Sua madre ha pianto una volta sola, di nascosto, nel bagno dell’autogrill, tra il rumore della piadina scaldata e la macchinetta del caffè. Suo padre ha comprato un portachiavi con la Trinacria. A cena gliel’ha messo davanti, sul tovagliolo: «Tieni, per le chiavi di casa che avevi perso.»
Lei ha capito: qualsiasi casa sarà ancora sua. Un padre è questo: un pilastro che parla poco ma fa ombra nei pomeriggi siciliani.
Sul balcone, di notte, il silenzio di là dalla porta sembrava un organo che pulsava, qualcosa che respira al posto tuo. Le stelle erano precise, quasi noiose nella loro esattezza. Ma quello è il grande carro? E il piccolo. Il padre pazientemente rispiega.
Sulla spiaggia di Mondello gli ombrelloni chiusi sembravano becchi spalancati. Un cane randagio ha annusato la sua borsa.
Forse sentiva l’odore del futuro che non c’era più. «Essere madre» ha pensato «è un verbo che non si coniuga al condizionale.» Lei il condizionale l’aveva provato, ed era diventato un passato remoto grande come la distanza fra due granelli di sabbia.
Chi non nasce possiamo immaginarlo in ogni increspatura dell’acqua, in ogni zampata del cane sulla battigia. La vita è un esperimento senza gruppo di controllo.
Nella clinica l’aria condizionata tagliava il tempo a fette sottili.
Lei ha detto tra sé, in una lingua che non esiste: «Piccola cosa, non so il tuo nome, ma so il mio.»
Strano l'ospedale, freddo freddo, austero, ma c'era un ombrellone rosso come al mare. E ha firmato il modulo con la sua calligrafia da studentessa, la “elle” un po’ storta, il punto sulla “i” ben calcato.
Il silenzio è una coperta, è la distanza esatta fra una parola e l’altra.
I genitori l’aspettavano fuori, il padre con le mani in tasca a contare le monete, la madre con due bottigliette d’acqua. Erano lì, non giudici, non avvocati. Erano l’avverbio sempre fatto di presenza e orrende ciabatte infradito (alla ragazzina, ci scherzano su, non sono mai piaciute quelle scarpe da vecchioni).
La ragazza ha sorriso, come quando scopri che l’orizzonte non è un bordo tagliente, ma una linea dove puoi appoggiare gli occhi. Il mare, indifferente, continuava a fare il mare. E questo, in fondo, era un sollievo.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Memorie di un adolescente, Mip Lab, Livia, 7/26. Art by Stephen Stadif)
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