Passa ai contenuti principali

FIN DA PICCOLO NON AMAVO LE ARMI GIOCATTOLO (quanti soldi tolti alle scuole, agli ospedali e all’aiuto alle famiglie in difficoltà)

Sento parlare sempre più spesso di guerra, armi e spese militari. Dicono che per essere sicuri bisogna comprare, vendere armi, combattere e fare combattere. Il governo ha chiesto un prestito gigantesco, quasi 15 miliardi di euro, tutto a debito: quei soldi saranno tolti alle scuole, agli ospedali e all’aiuto alle famiglie in difficoltà. Chi pagherà davvero? Noi ragazzi di oggi, e quelli di domani.
Anche la segretaria del più grande partito che si dice di sinistra ha assicurato che continuerà a mandare armi in Ucraina senza fermarsi mai, accontentando chi produce e vende strumenti di morte. Intanto i capi che contano -politici, banchieri, fabbricanti di armi e giornaletti amici- sono d’accordo tra loro. Insieme spingono per una pace sempre più lontana, mentre chi sogna un mondo senza bombe viene preso in giro o messo da parte.
La voce più limpida arriva da persone di fede, come Papa Francesco e il presidente di Pax Christi, monsignor Giovanni Ricchiuti: le armi non portano mai la pace, moltiplicano solo sofferenza e ingiustizia. Fabbricare e vendere armi è un affare sporco che arricchisce pochi e distrugge la vita di tanti innocenti. Le banche che prestano soldi a queste industrie dovrebbero smettere, perché sostenere la guerra non è mai un gesto di carità né di giustizia.
Fin da piccolo non amavo le armi giocattolo, hanno costruito un futuro di paura e disuguaglianza. I bambini e i ragazzi di oggi meriterebbero un mondo di cooperazione, non di riarmo; di rispetto, non di minacce. 
Ognuno di noi può scegliere parole e gesti di pace: chiedere ai grandi di investire sulla vita, rifiutare la logica del nemico e ricordare che l’unica battaglia che vale la pena combattere è quella per la fratellanza.

(A. Battantier, Memorie di un bambino, Mip Lab, Alessio G., 15 anni, 7/26)


#memoriediunadolescente 
#memoriediunamore 
#MIPLab 

Post popolari in questo blog

LEGGEREZZA

LEGGEREZZA. "Lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale. Sabbie mobili cercano di risucchiarti nella paura. Cammina nella leggerezza, tesoro mio".

IL SIGNIFICATO

"Tu decidi qual è il significato della tua vita. La gente parla del significato della vita, ma ci sono tanti significati di vite diverse e tu devi decidere quale vuoi che sia il tuo". (J. Campbell)

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in...

GLI UOMINI A MOTORE

Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore: capitò nel paese degli uomini a motore. Al posto del cuore avevano un motorino che si spegne la sera e si accende il mattino. Al posto dei piedi avevano rotelle, le cinghie di trasmissione erano bretelle. Al posto del naso una trombetta, per chiedere la strada e correre più in fretta. Correvano tutto il giorno senza mai fermarsi: non avevano neanche il tempo di salutarsi.  Non scambiando mai parole né saluti, pian piano i poveretti diventarono muti. Facevano appena appena “brum brum” e “perepè”. E Giovannino disse: “Questo posto non fa per me”. (Gianni Rodari) *** È una storia su un paese strano, dove gli uomini hanno motori al posto del cuore e rotelle al posto dei piedi. Vivono correndo tutto il giorno senza mai fermarsi, senza nemmeno il tempo di salutarsi o parlare. Mi ha fatto pensare a quanto la nostra vita somiglia a quella degli uomini a motore. Viviamo in una società che corre sempre, che ci spinge a muoverci velocemente, a...