I tuoi errori ti hanno condotto a te. Uno si sforza, la chiama crescita ma costa tanta fatica e un pizzico di fantasia.
Ho sentito un guru: “Se non hai niente hai tutto”. Ecco, qui non basta un pizzico di fantasia, serve tanta ma tanta immaginazione.
Chi non ce la fa compra felicità a termine, quelli del corso mindfulness dicevano che la felicità iniziava da noi.
Ci sono errori che non te ne accorgi subito, si depositano come sassolini nella scarpa. A furia di camminare impari a chiamarli esperienza.
La crescita personale è costellata di aggettivi: resiliente (argh!?), centrato, consapevole.
Alle volte il luogo dove arrivi, quel “te” che ti sei sudato, è un vicolo cieco. Costa fatica solo ad ammetterlo, e molta umiltà.
Davanti all’ennesimo fallimento servirebbe un’immaginazione da funamboli per non cadere.
Al corso di mindfulness l’insegnante sorrideva: “La felicità comincia da voi”. In sala quindici persone annuivano, pensando al parcheggio scaduto.
Forse la felicità comincia davvero da noi ma ci vuole tempo e mazzate prima di accorgersene.
Collezionando passi falsi, diventiamo esperti di noi stessi. Ogni errore è un tentativo di tornare a casa per qualche strada storta. Arrivi lo stesso, solo più tardi, con le scarpe rotte e i piedi vescicati per i sassolini.
Avere tutto senza niente è un trucco di prestigio che si impara solo perdendo. Chi non ce la fa va in farmacia o si butta sulla fede.
Forse il nulla è un piedistallo, basta non guardare giù.
Dunque, dicevamo, i miei errori mi hanno portato a me. E dove sarebbe questo «me», esattamente?
Una signora al corso aveva un bellissimo cappello di feltro ed un sorriso che induceva alla simpatia. Parlava della felicità come di un interruttore dentro di noi.
Accendi. Spegni. Forse cortocircuito.
Io in tasca avevo uno scontrino, un santino di Don Bosco (perché ci andavo da piccolo in colonia) e una chiave che non apriva più nessuna porta.
Ma ve lo devo confessare: il migliore guru fu il mio maestro di clarino. Mi disse che nel jazz gli errori sono note blues, stonature che diventano stile, quella sesta bemolle che aspettavi da una vita e quando arriva ti sembra di averla sempre saputa.
La vita, un ballo sbilenco, un passo falso e tre giusti.
Io ci provo a ballare con le scarpe sbagliate, il pavimento è cosparso di specchi rotti, ogni frammento riflette un me diverso: quello che ha perso i treni, quello che ha preso la valigia sbagliata, quello che ha detto sì anziché no e no anziché sì; e qualche mah! L’errore è la via del vuoto lastricata di tentativi.
Il nulla è un piedistallo instabile: sopra ci sta comodo chi non ha paura del precipizio.
Alle volte ho paura. Ma io in tasca ho uno scontrino, un santino di Don Bosco e una chiave.
Domani riaprirò la porta con la chiave sbagliata, tanto ogni serratura è un enigma, ogni entrata un’uscita. E ogni volta ricomincio da capo.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 2024)
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