Passa ai contenuti principali

IL RAPPORTO TRA CONSAPEVOLEZZA E LIBERTÀ

Cos'è davvero la consapevolezza del proprio potere? 

Cosa ci trattiene dal raggiungerla?

La consapevolezza non può essere il risultato di un atto forzato, di una ribellione che nasce solo dalla rabbia.

La ribellione che non si fonda sulla comprensione profonda diventa un altro schema di oppressione. 

Per liberarsi è necessario osservare senza giudizio il nostro stato attuale: le paure, le illusioni, le dipendenze da strutture esterne che definiscono il nostro valore o potere.

Non si tratta di acquisire potere nel senso di dominio sugli altri o sul mondo. Si tratta di capacità di vedere con chiarezza, di essere presenti a noi stessi e al momento. 

Ma, fino a quando siamo intrappolati nelle narrazioni che ci hanno imposto – chi dobbiamo essere, cosa dobbiamo desiderare – non possiamo riconoscere questo potere, perché non lo percepiamo. 

Viviamo come prigionieri inconsapevoli delle nostre catene.

Liberarsi significa osservare senza paura, senza fuga, senza voler raggiungere un risultato immediato. 

E la ribellione, allora, non sarà una reazione violenta, ma un atto di intelligenza: la scelta di non conformarsi più, di essere autenticamente liberi. 

Non si può essere consapevoli del proprio potere se prima non si è guardato dentro di sé con onestà.


(A. Battantier, Memorie di un'adolescente, Mip Lab, 11/24)


#georgeorwell 
#memoriediunadolescente #memoriediunamore 
#MIPLab 


Post popolari in questo blog

SPESSO IL PUNTO DEBOLE DI UNA PERSONA È SEMPLICEMENTE UN'ALTRA PERSONA

"Ci piaccia o non ci piaccia, l'Altro ha un altro Altro. Talvolta giungiamo a vederlo, ma ci vogliamo illudere che sia sempre lo stesso.  E invece è l'Altro dello Stesso.  Ma lo Stesso non è più lo stesso.  È anche qualcos'altro: l'Altro.  Questo vale anche per noi, ci piaccia o non ci piaccia". (M. Thompson Nati, Paradoxes of ego,1995) "Tu hai ciò che sei.  L'essere si può modificare.  Non farti portare dai tuoi sogni.  Conduci i tuoi sogni alla realtà del tuo essere" (Lao Bu Shem)

IL SIGNIFICATO

"Tu decidi qual è il significato della tua vita. La gente parla del significato della vita, ma ci sono tanti significati di vite diverse e tu devi decidere quale vuoi che sia il tuo". (J. Campbell)

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in...

Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio

(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti) Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti. Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc. Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e ...